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LINEE CONCETTUALI L’utilizzo del temine ‘parco’ indica una precisa scelta delle caratteristiche strutturali e gestionali per unità antirandagismo e di recupero, nonché sulle finalità della struttura stessa. La “OASI” deve suggerire immediatamente l’idea di naturalità e di verde. E’ chiaro che non si può chiamare ‘parco’ una struttura tutta di cemento, né un complesso in batteria e tantomeno un luogo privo di prati, di siepi o di arbusti. Il nome dev’essere perciò un vincolo per chi lo progetta e chi lo realizza. La ‘Oasi” dovrà essere un luogo piacevole alla visita, oltre che di comfort per gli animali ospitati, al fine di incentivarne la frequentazione da parte dei cittadini. Una più assidua presenza di cittadini si traduce in un aumento delle possibilità di adozione e assolve a uno dei suoi compiti prioritari: quello di divenire un punto di transito per animali senza padrone e luogo di educazione zooantropologica. La struttura deve rispettare criteri minimi per la tutela del benessere fisiologico, ecologico ed etologico degli animali ospitati. Pertanto l'obiettivo della ricerca dev'essere il welfare integrale dei soggetti ospitati, quali veri fruitori del parco. Conciliare il benessere animale con l'urgenza di contenere i costi è possibile. Non sempre infatti il costo elevato è sinonimo di proprietà dei parametri di welfare. Il più delle volte sono proprio le strutture meno complesse o frazionate quelle più adatte a garantire il benessere. Si deve uscire dai consueti schemi strutturali che utilizzano per i canili e gattili particolari criteri architettonici traslandoli per esempio dalle strutture zootecniche. La loro funzione è totalmente diversa! E per di più gli stessi allevamenti non sono costruiti nel rispetto del benessere degli animali. Il canile e il gattile dev'essere innanzi tutto, per quanto è possibile, un ambiente naturale. Dovranno essere presenti pratini ben curati, anche se evidentemente non si pretende un prato all'inglese, con arbusti e alberi che assicurino effetti benefici soprattutto in estate, quando maggiormente si può soffrire del clima: le zone cementificate devono essere ridotte al minimo. L'ambiente dovrà fruire di una corretta gestione igienico-sanitaria, onde allontanare odori sgradevoli. Il ‘parco’ dovrà presentare un aspetto di pulizia e di ordine, gli animali dovranno essere puliti e in buono stato di nutrizione. Il ‘parco’ avrà pertanto alcune strutture murarie, l'area ricovero degli animali (che prevede una zona di riposo in leggera pendenza, coperta da una tettoia e con un fondo in cemento, e un'area più propriamente di ricovero in ghiaia), dei sentieri e tutto il resto a prato. Gli animali dovranno godere di ricoveri adeguati, ma altresì di poter uscire dai ricoveri per lo meno due volte al giorno. Una corretta gestione deve impedire che questi animali divengano dei carcerati, ancorché in ambienti convenienti! Gli alberi dell'area saranno essenze di facile impianto, rustiche e di crescita rapida, soprattutto nell'area perimetrale. Siepi di pioppi, cipressini, percorsi con olmi, ontani, robinie, parchetti segmentati a seconda dell'utilizzo con aceri, bagolari, frassini, roveri, un'area con stagno e bird garden, un'area rustica con alberi da frutto, olmi, altri animali domestici. Aree di riposo degli animali con alberi di media altezza quali betulle, clerodendri, pruni, carpini. Importanti anche le essenze profumate come il tiglio, la catalpa, il ligustro, il gelsomino, il caprifoglio, il glicine per temperare l'odore degli animali. Il verde dovrà essere curato per evitare che la crescita spontanea e l'erba alta provochino la proliferazione di parassiti (e la manutenzione del verde deve rientrare nei costi di gestione ordinaria del'parco '). L'accesso al ‘parco’ deve essere incentivato attraverso la cura dei percorsi di visita. A tutt'oggi il visitatore viene scoraggiato dal frequentare il canile o il gattile che risulta un luogo fangoso nei mesi invernali, assolato nei mesi estivi e comunque puzzolente, sporco, innaturale. Il ‘parco’ invece dovrà prevedere percorsi di visita riparati, ben ventilati, su fondo consistente e non sconnesso o fangoso. Dovranno essere incentivate le visite attraverso campagne specifiche che andranno ad affiancarsi alle campagne affido. Non di secondaria importanza le visite scolastiche, come del resto richiamato dalla legislazione. Come ricordato più sopra, il welfare degli animali può essere studiato prendendo in considerazione i parametri fisiologici, ecologici ed etologici. Per benessere fisiologico s'intende una corretta funzionalità degli apparati nonché un profilo metabolico nella norma, la possibilità di fare "ginnastica", la buona dieta. Per benessere ecologico s'intende il possesso di un habitat adeguato in merito ai parametri macro e microclimatici nonché igienico-sanitari. Una zona a prato svolge una funzione fondamentale nell'assicurare il benessere ecologico, rappresentando l'habitat naturale per antonomasia. Le condizioni igienico-sanitarie sono un'importante spia del benessere ecologico, soprattutto in considerazione delle cariche microbiche. Ma è necessario ribadire la necessità di una zona riparata dalle intemperie, orientata in modo da evitare il rigore dei venti freddi nonché limitare le ore di esposizione al sole nella stagione estiva, e inoltre provvista di rifugi del tipo cuccia. Inoltre le aree di ricovero devono essere facilmente pulite, saltuariamente disinfettate, frequentemente monitorate. Il benessere etologico è legato alla possibilità di esplicare il proprio codice comportamentale peculiare di specie e di individuo. Le interazioni più importanti riguardano l'ambiente e i conspecifici, ma negli animali domestici è molto importante anche il rapporto con l'uomo. Per promuovere un benessere etologico si dovrà perciò partire dalla conoscenza della specie e del soggetto, onde fornirgli un ambiente adatto e degli "amici" adeguati. La strutturazione e la gestione del ‘parco’ dovrà prevedere pertanto anche il soddisfacimento dei bisogni psicologici. Il ‘parco’ dev'essere modulare per permettere il miglior sfruttamento degli spazi, ma presentare anche dei carichi massimi in relazione non solo al benessere, ma al rischio dell'evento epidemico. La gestione del ‘parco’ deve prevedere inoltre un aspetto che può apparire pleonastico o di secondaria importanza: il bisogno dell'affetto dell'uomo. In realtà questo bisogno è di natura primaria. Nei cani, per esempio, il bisogno di contatto con l'uomo è un'esigenza molto forte che può pregiudicare in modo grave il benessere psicologico del soggetto. Costruire un ‘parco’ significa tra l'altro individuare alcuni riferimenti di base che sappiano essere i punti di partenza dell'intero progetto. Prima di tutto è necessario stabilire il luogo, il che significa ipotizzare anche l'area di servizio della struttura (zonale, comunale, intercomunale), nonché i soggetti propositivi. Il progetto inoltre può usufruire di una partecipazione mista (pubblico, privato e terzo settore), coinvolgendo nella realizzazione sponsor e co-organizzatori che possano trovare nell'intrapreso un ritorno di immagine. Per esempio la cartellonistica, le strutture di percorso, le piante, le panchine possono diventare un veicolo pubblicitario per imprese private e associazioni produttive. Il progetto ‘parco’ si presta moltissimo a diventare un motore di sinergie: l'importante è considerarlo come uno strumento di comunicazione e non come una struttura marginale. All'interno del ‘parco’ i vivaisti possono pubblicizzare le loro piante, le associazioni dei coltivatori dare il loro contributo e reclamizzare la loro presenza, le banche e le assicurazioni possono esprimere concretamente il loro impegno per la salvaguardia dell'ambiente, le strutture veterinarie possono usufruire del contributo delle industrie farmaceutiche e dei produttori di alimenti per animali. In altre parole, per costruire un ‘parco’ è necessario prima di tutto realizzare un progetto e implementare le sinergie per portarlo a compimento. Questo consente di abbattere notevolmente l'impegno pubblico e di creare un ambiente piacevole sotto tutti i profili. Una volta stabilito il luogo, decise le competenze pubbliche, raccolte le adesioni degli sponsor e definita la cordata dei co-organizzatori si procede alla lista degli interventi da fare. I princìpi sono peraltro quelli ampiamente esposti, cioè presenza di verde, naturalità e piacevolezza, turn over delle presenze, accoglienza dei visitatori. Purtroppo in Italia siamo fin troppo abituati a queste cattedrali nel deserto che poi non sono in grado nemmeno di assolvere ai loro compiti di base. Il ‘parco’ non è una struttura enfatica, è semplicemente la somma di due progetti, il parco e il canile/gattile, l'integrazione di queste realtà per uno scopo ben preciso: l'adozione degli animali, il turnover degli stessi. Le strutture di base saranno perciò: le aree di ricovero, i parchetti, la struttura veterinaria, la struttura di accoglienza dei visitatori, la struttura di servizio. Queste poche aree di servizio possono essere più o meno complesse, ma tutte presenti per assicurare la vita all'interno del ‘parco’. L'intero ‘parco’ dev'essere recintato in tutta l'area perimetrale, dev'essere servito dai normali servizi, luce, acqua e gas e deve avere un conveniente impianto fognario a norma di legge. È importante realizzare barriere fonoassorbenti con sempreverdi e realizzare il ‘parco’ a una distanza conveniente dai nuclei abitati. Il 90% delle strutture a oggi operanti è insufficiente e inadeguato. I parametri elementari relativi allo spazio di ricovero vengono considerati in modo sommario. La legge 281 del 14 agosto l991, 'Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo', all'art. 3, comma II, recita: "Tali strutture devono garantire buone condizioni di vita per i cani e il rispetto delle norme igienicosanitarie". E ancora all'art. 4, comma I: "I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono al risanamento dei canili comunali esistenti e costituiscono rifugi per i cani, nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale". Chiaramente i parametri riportati dalle vecchie normative risultano inadeguati ad assicurare quanto prevede la legge 28l/9l. I ricoveri dovrebbero presentare un'area utile di circa 20-25 mq ripartiti in un'area coperta di circa 5 mq e in una scoperta di circa l5 mq. ; essi dovranno ospitare al massimo due soggetti. Inoltre tale superficie non è frazionabile nel caso dovesse ospitare un solo soggetto. I parchetti devono servire da libera uscita per gli animali. Alcuni autori chiamano queste zone come 'area di sgambamento', in realtà il ‘parco’ rivoluziona proprio questa concezione del canile, che media alcune filosofie direttamente dalla gestione carceraria! All'interno dei parchetti si svolge una vita ricca di possibilità per gli animali, dall'interazione intraspecifica al rapporto con l'uomo, permettendo peraltro la pulizia dei ricoveri. Il prato dovrà essere sempre ben pulito e curato. Gli animali dovranno essere portati nelle aree di libera uscita per piccoli gruppi e per lo meno due volte il giorno. Le aree di libera uscita dovranno essere in numero proporzionale ai ricoveri (una ogni l0 ricoveri, ovvero una ogni 20 cani). Queste aree dovranno essere particolarmente curate da un punto di vista igienico per evitare la promiscuità di patogeni. Dovranno essere interamente a prato, con alberi in numero sufficiente a garantire riparo dal sole. All'interno del ‘parco’, infine, gli edifici accessori sono sostanzialmente tre. Uno di questi è la struttura veterinaria. La seconda struttura è quella che potremmo definire 'amministrativa e di accoglienza', dove si svolgono le procedure di accettazione e di cessione, si riceve il pubblico, si tengono e si esibiscono i registri, si archiviano le pratiche e si coordinano le campagne affido, dove si trova la segreteria del ‘parco’, dove si danno le informazioni al pubblico, il materiale informativo, la cartina del parco. In questa struttura si può prevedere un'aula per le riunioni, i convegni e la didattica ambientale. Infine ci sarà una struttura di servizio, adibita ai lavori generali del parco e per gli addetti. Le caratteristiche della gestione sono molto importanti perché vanno a individuare la vita stessa del ‘parco’. Ogni animale dovrà possedere una scheda individuale che riassuma la sua storia, con i dati clinici anamnestici e le peculiarità del soggetto. La funzione primaria del ‘parco’ è quella di curare tutti quegli aspetti che facilitano l'adozione dell'animale. Per questo l'aspetto esteriore del ‘parco’ e la cura dei soggetti non sono affatto pleonastici, bensì sono funzionali a trovare all'animale una persona disposta ad adottarlo. Inoltre molte energie dovranno essere investite nelle campagne affido in modo da fornire al soggetto il massimo delle opportunità di adozione. Nel budget di spesa del ‘parco’ dovranno figurare anche i costi per la propaganda e l'informazione. La gestione igienico-sanitaria del ‘parco’ è di fondamentale importanza: la pulizia è la prima norma sanitaria dei canili. Ambiente e animali dovranno essere convenientemente puliti. Nel controllo della gestione, di particolare importanza è senza dubbio la scelta degli operatori del ‘parco’. Va sottolineata la necessità di istituire nuove figure professionali: quella di infermiere veterinario, che andrebbe a coadiuvare l'intervento dello zooiatra; quella deglia agenti ecozoofili e quella di addetti a strutture per animali da compagnia. A oggi è necessario affermare che per creare un ‘parco’ efficiente e moderno e gestirlo in modo corretto, non è sufficiente, quantunque indispensabile, una grande dedizione nei confronti di questi animali. È importante soprattutto una grande preparazione professionale, e la volontà di fare bene. |


